LO STATO D’ANIMO DELL’ATLETA AI TEMPI DEL COVID-19: COSA FARE?

Cosa sta significando per un atleta il prolungato stop alle competizioni sportive?

I colloqui svolti nel corso di questo difficilissimo 2020 hanno mostrato a mio avviso l’emergere di una serie di criticità e di preoccupazioni negli atleti sia d’élite che di settori giovanili.

Se in primavera gli stati d’animo erano perlopiù orientati alla sorpresa ed allo stupore per quanto di assurdo stessimo vivendo sul piano mondiale adesso – all’ingresso di una nuova profonda diffusione della pandemia – sta prevalendo uno stato di esasperazione.

Rabbia, stress, frustrazione, cattivo umore, ansia e un forte senso di impotenza si stanno facendo strada in modo sempre più netto producendo grandi effetti negativi sulla percezione di controllabilità degli eventi.

Gli atleti stanno smarrendo la convinzione di poter agire sulle situazioni (il cosiddetto Locus of Control Interno), di poter definire e raggiungere obiettivi mediante la programmazione.

Vedono allontanarsi il contatto adrenalinico con la competizione (in alcuni casi le gare nel corso dell’anno sono state davvero identificabili con le dita di una mano). Ma anche con la possibilità di raggiungere traguardi e competizioni di alto livello (basti pensare ai Giochi Olimpici).

Affrontano vuoti di agonismo prolungati che non consentono loro di ottenere quei feedback capaci di orientarli verso step di crescita o di potenziare il loro senso di efficacia.

Frequentemente perdono contatti (veri) con il mondo sportivo sviluppando la percezione di un’assoluta  perdita di tempo, potenzialmente molto minacciosa per la carriera professionale.

Del resto, dobbiamo considerare che saranno almeno 2 le stagioni sportive fortemente condizionate dal Covid-19. Pertanto, tutti gli atleti hanno affrontato la pandemia in cicli di vita sportivi significativi, seppur diversi.
A tratti, decisivi.

Molti di essi, a fine carriera, hanno visto dispersa la possibilità di raggiungere manifestazioni tanto sudate quanto decisive.
Altri, un po’ più giovani, hanno perso – almeno in parte – la possibilità di gareggiare ad alti livelli nel “fior fiore” della loro forma fisica e mentale.
Altri ancora, ad inizio carriera, hanno invece dovuto rinunciare a due anni di grande esperienza, utili per lanciarsi nel “mondo dei grandi”.

Che fare?

Il primo step è il lavoro sulla resilienza e sul coping attivo. 
Attraverso strategie adattive è possibile mantenere continuità motivazionale mediante allenamenti sia fisici che mentali che possono tenere buono il livello di attivazione e di ricerca costante del miglioramento. Prevenendo anche il rischio abbandono.

Il secondo step è quello di depotenziare la forte tendenza allo sviluppo di un Locus of Control Esterno che porta l’atleta a sentirsi sopraffatto dagli eventi.

Il terzo (ma non per importanza) è l’ascolto attivo dei vissuti, delle emozioni, dei pensieri inerenti il profondo disagio sperimentato in questo spazio e questo tempo.

L’intervento dello Psicologo dello Sport può essere decisivo.

Il colloquio, il mantenimento del focus sui propri scopi (seppur dilatati nello spazio o nel tempo), la gestione dello stress sportivo e personale; una florida attenzione al monitoraggio delle proprie sensazioni e dei propri progressi; una costante attenzione alle emozioni, ai pensieri ma anche ai processi cognitivi correlati alla performance possono rappresentare un supporto prezioso nel mantenere viva la speranza e la fiducia.

 

Dott. Fabio Ciuffini
Psicologo dello Sport
& Mental Trainer per Atleti
Psicologia della Crescita Personale

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