Il Locus of Control dell’atleta: “Da cosa dipende la mia prestazione?”


Si definisce Locus of Control  una variabile psicologica descritta nel 1954 da Julian B. Rotter, psicologo statunitense, che indica il grado con cui una persona considera gli eventi come legati alla propria volontà o controllo o, in alternativa, a fattori esterni.
In poche parole, il locus of control (of reinforcement) indica la percezione del suo grado di padronanza rispetto ai suoi, successi, insuccessi e prestazioni.
Per un atleta, il processo di attribuzione delle cause degli eventi o del “peso” di fattori situazionali sulla propria performance, costituisce a mio avviso variabile che sposta la sua bilancia motivazionale generale verso elementi di natura intrinseca (personale) oppure estrinseca (legata a rinforzi esterni), influenzando il suo senso di controllo rispetto alla possibilità di raggiungere i propri obiettivi.
Ma entriamo nel dettaglio:

Si parla di Locus of Control Interno quando l’atleta sente di essere in grado di determinare autonomamente le proprie azioni e i risultati ottenuti in funzione della propria possibilità di agire sugli eventi.

Si definisce Locus of Control Esterno il processo mediante il quale l’atleta attribuisce a fattori esterni a sé (es. situazionali, contestuali, caso, fortuna, destino) la probabilità di un risultato. 

Il Locus esterno deresponsabilizza l’atleta rispetto alla possibilità di un intervento attivo sulle cose (utile invece a sviluppare proattività), interagendo in modo evidente anche sul suo dialogo interno.

Possiamo infatti evidenziare alcuni atteggiamenti generali dello sportivo in funzione della qualità del suo Locus of Control:

  • Disfattismo: l’ambiente, la situazione, il contesto della performance è ritenuto troppo ostile per determinare esiti positivi (es. “oggi non è giornata, andrà tutto male”)
  • Dipendenza: è il caso, la fortuna, a determinare l’esito degli eventi (“solo chi ha veramente fortuna vince”)
  • Credenza prescrittiva: vengono intraviste possibilità di azione, ma un sentimento di sfiducia determina comunque un affidamento finale alla “sorte” (es. “se non piove, giocherò meglio”)
  • Autoresponsabilizzazione: il ruolo personale giocato dall’azione attiva viene riconosciuto come essenziale e determinante, stimolando la pianificazione dell’azione (“la mia prestazione dipende prima di tutto dalla mia capacità di mantenermi concentrato“)
  • Proattività: l’ambiente crea opportunità che possono essere colte solo mediante azione diretta e sforzo personale (“se sfrutto al meglio il vento, farò una bella discesa”)
In base all’esito di una performance (positiva o negativa) il Locus of Control determina importanti cambiamenti nella valutazione della prestazione da parte dell’atleta, favorendo stati mentali diversi in base al senso di padronanza soggettivo.
L’analisi e la discussione del Locus of Control personale è parte di un buon allenamento mentale e costituisce spesso un buon punto di partenza per lo sviluppo di interventi supportivi e potenzianti.

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