Atleti: L’Arte di migliorarsi nello Sport

Atleti: L’Arte di migliorarsi nello Sport


Ho sempre pensato che esista una grande differenza tra due tipologie di atleti: quelli che lavorano aspettandosi risultati prima o poi “dovuti”, e quelli che sono pronti continuamente a mettersi in discussione ricercando prestazioni desiderate.

La differenza? Semplice.

I primi lavorano certamente con costanza e sacrificio, ma raggiungono livelli di padronanza tecnica che costituiscono una zona di comfort oltre la quale non sentono il bisogno di andare.

Forti del loro bagaglio motorio, coordinativo o fisico, hanno la percezione di fare tutto il necessario e si pongono in un’ottica attendista nei confronti del risultato che, prima o poi, non potrà non arrivare.

Quando l’obiettivo sembra tuttavia tardare, non riescono ad accettare un limite autoimposto e si affidano alla preparazione mentale con una certa diffidenza.
Un po’ come dire: “Beh, se lo fanno tutti, proverò anche io…”.
Atteggiamento che, salvo cambiamenti in corsa, produce la convinzione che, anche in questo caso, il miracolo prima o poi arriverà. Dinanzi alle prime difficoltà tendono a mollare, talvolta facendosi sopraffare dalla sfiducia e dallo scetticismo di base.

Questa tipologia di atleti è riferibile, spesso, alla categoria di coloro che sono “inviati” dagli allenatori dinanzi a risultati deludenti ma che non hanno una motivazione intrinseca all’acquisizione di un metodo di lavoro mentale.

La seconda tipologia di atleti ha invece una capacità di autoregolazione motivazionale più evoluta.

Iniziano spesso percorsi di preparazione psicologica alla competizione dopo aver raggiunto buoni o ottimi risultati, ma sentono il bisogno di un completamento al proprio lavoro settimanale.

Vedono nella preparazione mentale uno step “qualitativo”, non sviluppano idee miracolistiche e lavorano con costanza, provando e riprovando più volte a lavorare in modo diverso dal solito mediante tecniche di mental training attentamente apprese, e sperimentate sul campo.

Valutando con il proprio coach mentale i feedback, i progressi e i correttivi da attuare.

L’idea di fondo è che soltanto mettendosi in discussione giorno dopo giorno si possa migliorare – soprattutto a livello di prestazione – e che tale approccio potrà CREARE i presupposti necessari ad ottenere ulteriori progressi dal punto di vista del risultato sportivo.

Si tratta di un atteggiamento decisamente più proattivo e maggiormente capace di rendere fertile il terreno della crescita sportiva, più incline alla persistenza ed alla flessibilità nell’interpretare i cambiamenti accorsi nel tempo.

L’Arte di migliorarsi è sinonimo di sana ambizione, di giusto sforzo e di grande attenzione al “qui ed ora” del lavoro non solo tecnico e fisico, ma anche psicologico.

 

 

 

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