L’aggressività positiva dell’atleta

In senso stretto “essere aggressivi” significa sviluppare comportamenti diretti a provocare un danno fisico o psicologico a terzi allo scopo di ottenere una vantaggio personale o una posizione predominanate. 
Nello sport “essere aggressivi” ha una valenza diversa e per certi versi molto più orientata, dato che aggredire sta per “attaccare, lottare con grande volizione ed agonismo” per raggiungere uno scopo prestativo o di risultato superando l’avversario.

L’aggressività può infatti essere finalizzata ad un aspetto molto importante dal punto di vista sportivo, ovvero l’autoaffermazione (Galimberti, 2007).
Il termine latino aggredior sta infatti per “cammino in avanti” ed indica in maniera chiara quanto l’aggressività sia di fatto uno strumento finalizzato a procedere nella direzione di una meta. 
Lo stesso etologo austriaco K. Lorenz sosteneva che l’aggressività non è in realtà una dimensione distruttiva, bensì consiste in una tendenza positiva che spinge gli esseri viventi alla conservazione della vita, finalizzata pertanto a : 

►Proteggere il territorio 
►Cercare occasioni di riproduzione 
►Lottare per procurarsi cibo 

Il primo ed il terzo elemento hanno evidente legame diretto con lo sport
Aggredire l’avversario significa, in pratica, “proteggere” il proprio corpo o il proprio spazio di azione personale o collettivo da un lato, ed agire “proattivamente” allo scopo di creare valide condizioni per prevalere nella competizione (“Procurandosi valide occasioni di vittoria).

Questo tipo di aggressività che a me piace definire “positiva”, in quanto sorretta da motivazione personale (intrinseca) finalizzata al raggiungimento di un obiettivo a breve, medio o lungo termine, consente di creare i migliori presupposti per un processo determinante nello sport ovvero la focalizzazione attentiva nei confronti degli stimoli statici e dinamici che caratterizzano una gara.
Aggredire infatti significa selezionare e scegliere una serie di elementi ma anche di strategie che siano indirizzate ad ottenere un vantaggio, favorendo l’espressione di gesti tecnici funzionali dal punto di vista sportivo ad un aumento globale di efficienza.

Il concetto di aggressività come movimento verso qualcosa riconduce immediatamente ad un’altra abilità psicologica: la proattività.
Ma cosa significa essere proattivi?

Un atleta proattivo è colui che attraverso la conoscenza, l’atteggiamento e l’utilizzo idoneo di competenze tecniche e mentali sviluppa la capacità di percepire anticipatamente determinate situazioni agonistiche ed il loro possibile sviluppo, pianificando anticipatamente strategie e comportamenti più opportuni e funzionali. 

La proattività è fortemente connessa all’aggressività in quanto quest’ultima rappresenta (se positiva) il principale “strumento mentale” utile a dare “benzina” all’azione.
Prendendo spunto dalla letteratura scientifica e dalle definizioni di proattività (vedi Crant, Grant, Parker, Williams e Turner), se vogliamo isolare comportamenti di natura proattiva possiamo riferirci a: 

►Prendere l’iniziativa
►Attivarsi per migliorare le circostanze in atto in gara
►Crearne di nuove
►Provocare il cambiamento piuttosto che adattarsi passivamente alle circostanze
►Agire attivamente per ottenere un vantaggio od un miglioramento dello status quo
►Eseguire gesti tecnici in autonomia ancora prima che essi siano suggeriti da un istruttore/allenatore/preparatore
►Individuare soluzioni innovative

L’aggressività positiva richiede la presenza di una notevole sensibilità e competenza nella gestione emotiva, necessaria per prevenire che l’energia funzionale al vantaggio competitivo non diventi aggressività distruttiva (rabbia), sostanzialmente dannosa per un adeguato mantenimento della concentrazione ed una proficua capacità di analisi, presa di decisione e problem solving durante la prestazione.

Aggressività positiva è anche infime sinonimo di resilienza, ovvero il mantenimento di un atteggiamento positivo e costruttivo anche in situazione di gara di grande difficoltà (pensiamo ad un pugile costretto all’angolo dal suo avversario) in cui l’atleta deve adattarsi con efficacia a situazioni di svantaggio senza perdere la lucidità d’azione e l’obiettivo prefissato.

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