Il Rapporto atleta d’élite-allenatore: 5 punti essenziali per un buon feeling

Il Rapporto atleta d’élite-allenatore: come favorire un buon binomio?

In molti sport d’élite individuali che richiedono una collaborazione continuativa tra un allenatore ed un atleta (penso alla scherma, al tennis, al pugilato etc..,) capita spesso di imbattersi in quella che mi piace definire una perdita di “sincronizzazione” tra quelli che sono gli obiettivi del coach e quelli dello sportivo.
La psicologia dello sport sa bene quanto sia importante per l’atleta avere un piano di obiettivi ben definito nel breve, medio e lungo periodo (vedi Goal Setting). Ma è altrettanto determinate che egli possa perseguire scopi che ritiene non soltanto raggiungibili e credibili, oltre che alla portata e stimolanti, ma soprattutto rilevanti.

Quando l’apprendimento puramente tecnico ha avuto negli anni la sua graduale crescita e completamento, infatti, la collaborazione tra un allenatore ed il suo atleta cambia.
Essa, infatti, si concentra maggiormente sulle migliori modalità per raggiungere potenziamenti di tipo strategico o gestionale di una competizione di alto livello, o sulle strategie a medio-lungo termine che possono portare ad ottenere i risultati sperati (ad esempio in relazione alla programmazione della preparazione atletica).

Eppure, non sempre la relazione esistente tra i due “funziona”..

Quando un atleta infatti acquisisce graduale competenza tecnica evoluta, individuare obiettivi soggettivamente rilevanti diventa cruciale per mantenere elevata l’attenzione verso obiettivi di prestazione, oltre che di risultato.
Pertanto, veicolare il binomio coach atleta verso scopi ampiamente condivisi diventa arma essenziale affinché il lavoro tra i due resti armonico.

Certamente ciò non può presupporre una confusione di ruoli (ovvero il fatto che l’atleta “evoluto” debba sentirsi in qualche modo legittimato a mettere in discussione il lavoro o l’opinione di un coach); ma, piuttosto, un processo di partecipazione molto più ampio rispetto ad ambiti giovanili o dilettantistici.

L’atleta d’élite è infatti tendenzialmente molto preparato e molto esigente, soffermandosi con grande scrupolosità su ogni piccolo dettaglio della propria preparazione. Altrettanto lo è l’allenatore, che sa che ogni piccolo particolare può diventare determinante e fare la differenza in competizione dove il livello tecnico generale è altissimo.

Tuttavia ciò con toglie che i particolari su cui si concentra l’atleta e quelli su cui di focalizza l’allenatore siano gli stessi.
Per tal motivo diventa determinante strutturare programmi di obiettivi fortemente sinergici grazie ai quali:

  1. l’atleta condivida sensazioni, impressioni, evidenze e feedback ricevuti in gara o in allenamento
  2. l’allenatore abbia utilizzi tali feedback quali preziosi suggerimenti per orientare le proprie scelte e le proprie proposte di allenamento

Sono 5 infatti i punti salienti di un buon rapporto allenatore-atleta:

► ASCOLTO ATTIVO

Rende il lavoro bidirezionale, ovvero focalizzato sui reciproci feedback (ciò che sente l’atleta ad esempio dopo una correzione tecnica e quello che vede l’allenatore). L’ascolto attivo consente di rendere i riscontri dell’uno e dell’altro ben integrati ed armonizzati, sviluppando dialoghi che siano costruttivi e non solo basati sull’ottica meramente direttiva (“io ti dico cosa fare e tu lo fai“).

►PARTECIPAZIONE AL PIANO DI LAVORO DA PARTE DELL’ATLETA

Prevede lo sviluppo di obiettivi di prestazione e di risultato condivisi, che siano programmati mediante validi processi di goal setting coordinati, basati su chiari fattori temporali, margini di crescita circoscritti e rilevanti sia per l’allenatore che per l’atleta.

►RECIPROCA ASSERTIVITÀ

Sviluppare dialogo significa allenare, da parte di entrambi,  la propria capacità di condividere i rispettivi punti di vista assumendosene piena responsabilità nel rispetto dell’opinione dell’altro. Assertività è anche sinonimo di espressione di emozioni e di sensazioni conseguenti al lavoro quotidiano e settimanale.

►RISPETTO DEI RUOLI

Atleta ed allenatore collaborano positivamente solo laddove vi sia rispetto dei ruoli reciproci, grazie ai quali la sinergia funziona. Trovo sempre errato che l’atleta sia allenatore tecnico di se stesso e che l’allenatore, d’altro canto, funga da unico portatore della verità. Quando l’allenatore si affida troppo ai propri trascorsi sportivi, talvolta rischia di dimenticare il fatto che ogni atleta ha una propria soggettività. L’atleta di oggi è infatti probabilmente molto diverso da quelli di un tempo, è inserito in contesti sociali differenti, culture ed abitudini differenti. E, pertanto, ha bisogni tecnici e situazionali alternativi.

►FIDUCIA STABILE

Solo se i due hanno chiara stima reciproca e confidano nelle possibilità di una collaborazione il lavoro può dirsi funzionale e potenzialmente vincente. Quando la fiducia non si costruisce con confronti, dialoghi, scambi di punti di vista e con apertura mentale verso le posizioni dell’altro, ritenute affidabili, la sinergia smette di funzionare.

Vorresti aggiungere qualche punto per te determinante nella collaborazione atleta allenatore? Commenta qua sotto e sviluppiamo conoscenza!

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