Psicologia e Sport: Perché sarebbe importante ripristinare “le bandiere” nel calcio?

Il mondo del calcio è fortemente cambiato negli ultimi anni, principalmente a causa della crescente importanza della componente economica non solo per le società di calcio ma anche per i calciatori stessi, ormai liberi, salvo casi particolari, di spostarsi con frequenza da una società all’altra.

La formula del “parametro zero”, ad esempio, ha contribuito ad alimentare questo meccanismo ed è sempre più raro trovare nelle società sportive vere e proprie bandiere, ormai relegate a qualche raro esempio frutto di decennale permanenza con la stessa maglia addosso.

Questo tipo di meccanismo, tuttavia, non è certamente privo di controindicazioni dal punto di vista non solo sportivo, ma anche sociale, soprattutto per quel che concerne la coesione di un gruppo e la sua leadership.

Le caratteristiche principali di un Leader sono infatti non solo relative al suo temperamento, alla sua capacità di contribuire in modo significativo sull’atteggiamento del gruppo e dei suoi membri, ma anche alla permanenza di un calciatore in una squadra, elemento, questo, che vale naturalmente anche per altri sport.

Un leader difficilmente riesce ad essere tale senza avere dalla sua una storia personale in un gruppo ed il cambio di casacca continuo certo non facilita questo aspetto.

Se è vero come sostengono importanti studiosi delle dinamiche di gruppo (Lewin, Festinger et al.) che la sua coesione è infatti il campo totale delle forze che attraggono i membri al suo interno portandoli poi a stare insieme ed a dirigere il proprio sforzo verso un obiettivo (in primis nello sport e nella competizione), viene semplice comprendere come l’alterazione continua di queste forze (dovuta al cambiamento frequente dei membri del gruppo) ne destabilizzi la coesione e l’efficacia.

L’assenza di leader stabili e la presenza di figure di riferimento fin troppo temporanee impedisce infatti ad una squadra di acquisire quelle regole e quella cultura di gruppo che invece dovrebbe sempre caratterizzare una società sportiva non solo dal punto di vista manageriale ma anche da quello sportivo.

Le forze che tendono a disgregare un gruppo di lavoro, determinano che in una società sportiva  acquisiscano sempre maggior rilievo figure esterne ai calciatori ma molto vicine ad esse sul campo, ossia l’allenatore.

Nonostante infatti in molte società di calcio alta sia la successione anche di tecnici diversi, (anche più volte nel corso di una stagione e spesso con risultati scadenti), la cultura sportiva, a partire dalle società estere (clamoroso il caso di Alex Ferguson nel Manchester United), tende a spostarsi nella direzione di Allenatori-Manager che abbiano voce in capitolo non solo sull’aspetto tecnico/tattico ma anche nella gestione complessiva del gruppo, ponendo l’allenatore come uomo di riferimento che metta radici in una società di calcio, diventando egli stesso bandiera del gruppo.

Indicativo anche il caso di Guidolin, tecnico da anni dell’Udinese e ormai vera bandiera di una squadra che cambia profondamente ogni anno.

Da questo punto di vista si comprende anche per quale motivo il cambio di allenatore sia motivo di turbamento sopratutto in squadre di giovani, di stranieri o di nuova composizione, in cui oltre a mancare leader storici tra i calciatori, manca anche un Leader tecnico, un allenatore di riferimento.

La coesione in questo caso difficilmente trova terreno fertile se non laddove esistano altre “sovra-figure”, come quella del direttore sportivo, talmente importanti e presenti sul campo da essere egli stesso guida per il gruppo.

Ma il suo ruolo, come ben sappiamo, implica spostamenti continui e una improbabile presenza costante negli allenamenti.
Sarebbe quindi opportuno che il calcio, da un punto vista psicologico, si impegnasse attraverso le società, a ripristinare il valore sociale della “bandiera”, focalizzando l’attenzione sul tentativo di trattenere un calciatore con maggiore continuità.

Ciò, naturalmente, richiederebbe che tutto il sistema calcio si preparasse a questo tipo di impostazione (il che è indubbiamente complicato data la rilevanza del fattore economico), ponendo, in alternativa, una maggiore attenzione al lavoro progettuale di un tecnico cui affidare per più anni il ruolo di Leader sportivo.

Il quale, come tale, dovrebbe essere molto formato e preparato nella gestione non solo tecnica, ma sociale di un gruppo, attraverso attività mirate che gli diano gli strumenti per intervenire in contesti di elevata variabilità come quello rappresentato da una squadra di calcio.

Dr Fabio Ciuffini
Psicologo
ciuffinifabio@gmail.com

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