Il Mental Training nel portiere


La preparazione psicologica del portiere nel calcio

Il ruolo del portiere è in assoluto uno dei più esposti all’influenza esercitata da fattori interni ed esterni potenzialmente in grado di influenzarne la prestazione.

Ci sono infatti momenti in cui un portiere para tutto, colto da una sorta di benedizione ed esaltazione che sembra renderlo invincibile. Capitano poi fasi in cui, al contrario, anche il più semplice degli interventi diventa un incubo: uscite a vuoto, passaggi rischiosi e goffi al compagno, errori incredibili che nessuno (lui compreso) potrebbe mai attendersi ed in grado, in aggiunta, di attivare stati di frustrazione, umiliazione, vergogna.

La sicurezza del portiere e la sua reattività dinanzi alle difficoltà, parimenti alla sua capacità di esaltarsi in gesti tecnici talvolta spettacolari, spesso decisivi, lo rendono atleta particolarmente esposto alla necessità di sviluppare resilienza, intesa come capacità di fronteggiare e reagire con adattamento positivo una difficoltà o un momento critico.
Per lo sviluppo di padronanza e resilienza, è utile porsi alcune domande:

  • In che modo un portiere può imparare a gestire le fasi di esaltazione e la fasi di frustrazione
  • Quali strumenti, tecniche, comportamenti sono in grado di allenarlo mentalmente a ritrovare velocemente l’equilibrio, a maturare tolleranza allo stress, a mantenere un livello di concentrazione positivo e costante? 

Al netto di fattori temperamentali e di personalità che predispongano e favoriscano l’oscillazione da momenti di protagonismo a fasi di isolamento psicologico e di gioco (in base all’evolversi della partita), è indubbio che un’ adeguata preparazione psicologica (mental training) può aiutare molto un portiere nella gestione di tre aspetti che reputo fondamentali in questo ruolo:

•la gestione emotiva
•l’allenamento del focus attentivo
•il dialogo interno

In estrema sintesi, la gestione emotiva implica la possibilità di fornire al portiere strumenti e tecniche in grado di definire, rilevare e portare ad un elevato livello elevato di consapevolezza le emozioni positive e negative che possono influire sul livello prestativo, sia in momenti di esaltazione, che in fasi di difficoltà.
L’Emotional Profiling, ad esempio, è una tecnica di intervento in grado di:
• definire le emozioni positive e negative attivate in specifici frangenti (uscite,chiusure, rigori, dialogo con i compagni di reparto)
• favorire l’individuazione di tecniche utili (ad esempio tramite visualizzazione e rilassamento) che possano agevolare stati emotivi facilitanti
• attivare azioni preventive rispetto a potenziali cali del livello di attenzione del portiere.
Allenare il focus attentivo significa invece lavorare con l’atleta al fine di individuare in primis il proprio modo di gestire ed utilizzare l’attenzione (stile attentivo) tracciando poi le basi per rilevare processi attentivi più adatti al tipo di intervento da compiere.
In pratica si tratta di:
rendere consapevole il portiere circa il funzionamento del processo attentivo e selettivo delle informazioni disponibili
• allenarlo a spostare l’attenzione in modo finalizzato attraverso esercizi in grado di potenziare la gestione di fattori di distrazione
• favorire la sua concentrazione su stimoli rilevanti (ad esempio il movimento degli attaccanti, la posizione ed il comportamento del rigorista o le proprie sensazioni emotive e corporee associate alla performance)
Infine, il dialogo interno.
Il modo con cui un portiere parla a se stesso in modo più o meno intrusivo, utilizzando parole chiave, frasi brevi o lunghe, terminologie basate sul rinforzo positivo o il rimprovero, sono variabili importanti in questo ruolo.
Il Mental training consente di individuare in modo collaborativo processi di pensiero disfunzionali alla performance che possano portare l’atleta, ad esempio, a:
• scoraggiarsi
• deconcentrarsi
• perdere di fiducia nei propri mezzi

• svalutarsi

• esaltarsi oltre misura rischiando di perdere di vista stimoli rilevanti o azioni in corso

Lo scopo è quello di favorire, al contrario, dialoghi interni capaci di stimolare reattività, positività, sicurezza, attenzione, gestione corretta delle energie psicofisiche, padronanza e carisma.
Le varie attività prevedono sessioni (specificatamente progettate) di rilassamento e visualizzazione che forniscono basi fondamentali nella preparazione psicologica del portiere, i cui benefici possono essere evidenti sia in termini di potenziamento della performance che di gestione emotiva dei momenti critici di un partita, ai quali il portiere è spesso chiamato in virtù della delicatezza del proprio ruolo in campo.

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Dr Fabio Ciuffini 
Psicologo dello Sport&Mental Trainer

Albo Psicologi Regione Toscana n°4521 
Le mia attività nel calcio giovanile
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